Pesticidi e agricoltura: le differenze tra aziende agricole biologiche e convenzionali

Pesticidi e agricoltura: le differenze tra aziende agricole biologiche e convenzionali

Alessandro Scassellati

Molti consumatori presumono che gli alimenti etichettati come biologici siano coltivati senza pesticidi (prodotti fitosanitari). La realtà è più complessa. Gli agricoltori biologici possono utilizzare, e di fatto utilizzano, pesticidi, ma i tipi di pesticidi impiegati, le circostanze in cui vengono utilizzati e le normative che ne regolano l’uso differiscono significativamente da quelle dell’agricoltura convenzionale.

Comprendere queste differenze è importante perché i pesticidi hanno un impatto che va ben oltre le colture su cui vengono applicati. Possono influenzare la salute dei lavoratori agricoli e delle comunità rurali, la qualità del suolo e dell’acqua, il benessere degli impollinatori e della fauna selvatica, nonché la quantità di residui di pesticidi che rimangono negli alimenti.

I pesticidi sono sostanze progettate per prevenire, distruggere, respingere o controllare i parassiti. Poiché sono destinati ad agire su organismi viventi, possono anche rappresentare un rischio per le persone e per l’ambiente. Ridurre tali rischi, mantenendo al contempo la produttività delle aziende agricole, è diventata una delle principali sfide dell’agricoltura moderna.

Le differenze tra agricoltura biologica e convenzionale offrono due approcci distinti a questa sfida e rivelano perché l’uso dei pesticidi rimane una delle questioni più dibattute nella moderna produzione alimentare.

Che cosa sono i pesticidi?

Quando si pensa ai pesticidi, probabilmente la prima cosa che viene in mente sono gli insetticidi. Si tratta di prodotti progettati per uccidere gli insetti. Ma legalmente, il termine “pesticidi” ha una definizione molto più ampia. Nei Paesi dell’Unione Europea, i pesticidi sono sostanze destinate a prevenire, distruggere, respingere o mitigare qualsiasi parassita, o destinate ad essere utilizzate come regolatori della crescita delle piante, defoglianti, essiccanti o stabilizzatori dell’azoto. Diserbanti, rodenticidi e prodotti per il controllo delle malattie delle piante sono tutti esempi di pesticidi.

Gli agricoltori italiani ed europei utilizzano ogni anno grandi quantità di pesticidi. La maggior parte delle stime governative è obsoleta, ma il consumo totale di pesticidi nelle aziende agricole italiane si aggira intorno ai 93 milioni di chili all’anno (2023). Se si considera esclusivamente il peso dei principi attivi contenuti in questi prodotti, la quantità scende a circa 40 milioni di chili (40 mila tonnellate). Alcuni pesticidi vengono utilizzati sia nelle aziende agricole biologiche che in quelle convenzionali, ma le tipologie di pesticidi che possono essere impiegati, le circostanze in cui possono essere applicati e le norme che ne regolano l’uso differiscono in modo significativo. Gli agricoltori biologici non utilizzano pesticidi o fertilizzanti sintetici, a meno che non siano approvati attraverso un processo pubblico completo. Tutti i pesticidi vengono utilizzati secondo un piano approvato da un ente di certificazione biologica. Nel complesso, le ricerche attuali suggeriscono che le aziende agricole biologiche utilizzano una quantità di pesticidi significativamente inferiore rispetto a quelle convenzionali (circa il 30% in meno). Gli agricoltori biologici possono anche utilizzare alcuni pesticidi “naturali”, con ingredienti derivati da fonti vegetali, animali o minerali presenti in natura, anziché dalle sostanze chimiche sintetiche utilizzate nella maggior parte dei pesticidi convenzionali. Per comprendere queste differenze è necessario esaminare più da vicino l’uso dei pesticidi nell’agricoltura convenzionale.

La dipendenza dell’agricoltura convenzionale dai pesticidi sintetici

L’uso dei pesticidi è controverso sin dalla pubblicazione del celebre libro di Rachel Carson, “Primavera silenziosa”, nel 1962. Eppure, i pesticidi rimangono un elemento centrale dell’agricoltura industriale moderna. Gli agricoltori li utilizzano per controllare insetti, erbe infestanti, malattie delle piante e parassiti del suolo che possono ridurre i raccolti e danneggiare le colture.

I sostenitori dell’uso dei pesticidi sostengono che questi prodotti aiutano gli agricoltori a produrre grandi quantità di cibo in modo efficiente ed economico. Tuttavia, i critici sottolineano che i sistemi agricoli dipendenti dai pesticidi possono creare rischi per i lavoratori agricoli, le comunità vicine, la fauna selvatica, gli impollinatori, la salute del suolo e la qualità dell’acqua.

Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), parassiti e malattie delle piante riducono i raccolti globali dal 20 al 40% ogni anno, nonostante l’uso globale di pesticidi in agricoltura abbia raggiunto circa 3,7 milioni di tonnellate di principi attivi nel 2023, circa il doppio del livello registrato nel 1990. Allo stesso tempo, la FAO riconosce i rischi derivanti dai pesticidi come una preoccupazione globale e promuove approcci meno pericolosi per la gestione dei parassiti. L’organizzazione rileva inoltre il ruolo crescente dell’agricoltura biologica, che ora coinvolge milioni di agricoltori in tutto il mondo.

L’agricoltura convenzionale si basa su diverse categorie principali di pesticidi sintetici (agrofarmaci). Le tre categorie dominanti, che rappresentano la quasi totalità del mercato, sono:

  1. Fungicidi (o Anticrittogamici). Sono i prodotti più utilizzati in Italia (circa il 40-50% del totale). Il loro scopo è contrastare malattie causate da funghi, muffe e batteri (es. peronospora, oidio). Tra questi ci sono i composti a base di triazoli o strobilurine. Sebbene questi prodotti possano ridurre le perdite di raccolto, alcuni sono stati associati a rischi di cancro, danni all’apparato riproduttivo e tossicità per gli organismi acquatici.
  2. Erbicidi (o Diserbanti). Rappresentano la seconda categoria per volume di utilizzo. Vengono utilizzati per eliminare le piante infestanti che competono con le colture per nutrienti, acqua e luce. Il glifosato è il principio attivo sintetico più diffuso in assoluto. Le preoccupazioni associate agli erbicidi includono la contaminazione dei corsi d’acqua, i danni causati dalla deriva chimica e possibili collegamenti con il cancro, la perturbazione endocrina e altri effetti sulla salute.
  3. Insetticidi e Acaricidi. Costituiscono una quota significativa del mercato, pur essendo spesso utilizzati in quantità inferiori rispetto ai primi due. Sono utilizzati per eliminare insetti parassiti (afidi, cimici, mosche) o acari (ragnetto rosso) che danneggiano le piante. Tra loro ci sono i neonicotinoidi, piretroidi di sintesi e organofosfati. Molti insetticidi sono stati associati a problematiche che vanno dagli impatti sugli impollinatori e sugli ecosistemi acquatici agli effetti sullo sviluppo e sulla riproduzione di esseri umani e animali selvatici.

Oltre alle tre principali, vengono impiegate sostanze per funzioni più mirate: i Nematocidi, per il controllo dei vermi cilindrici (nematodi) nel terreno; i Molluschicidi, contro lumache e chiocciole; i Rodenticidi, per il controllo di roditori (ratti e topi) nelle aree agricole; i Fitoregolatori, ormoni sintetici che regolano la crescita, la fioritura o la maturazione della pianta.

Questi prodotti sono rigorosamente regolamentati dal Ministero della Salute e dall’EFSA (European Food Safety Authority), l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, che stabiliscono quali principi attivi sintetici possano essere commercializzati e in quali dosaggi.

In Italia, i limiti di residui consentiti, noti come tolleranze, per i pesticidi utilizzati sulle colture alimentari sono definiti come Limiti Massimi di Residui (LMR) e sono regolati dal Regolamento (CE) n. 396/2005, valido in tutta l’Unione Europea. Questi limiti rappresentano la concentrazione massima di una sostanza attiva legalmente tollerata in un prodotto alimentare (umano o animale), espressa in mg di sostanza per kg di prodotto. Alcuni sostenitori della salute pubblica e dell’ambiente sostengono che il sistema di regolamentazione dei pesticidi non sempre affronta adeguatamente il problema dell’esposizione cumulativa, delle popolazioni vulnerabili o delle nuove evidenze sugli effetti a lungo termine sulla salute. Se un campione contiene più pesticidi diversi, ognuno deve singolarmente rispettare il proprio LMR. Anche se la somma dei residui è alta, il prodotto è considerato conforme se i singoli limiti sono rispettati. Per i prodotti destinati a lattanti e bambini piccoli (baby food), vigono limiti molto più restrittivi, generalmente fissati a 0,01 mg/kg per garantire la massima protezione.

I controlli ufficiali sono coordinati dal Ministero della Salute e eseguiti dalle autorità locali (ASL e ARPA). Oltre il 98% dei campioni analizzati risulta regolarmente entro i limiti di legge. Solo circa lo 0,6% – 1,2% dei campioni presenta livelli di residui superiori ai limiti legali consentiti.

Uso di pesticidi nell’agricoltura biologica

In Italia, la regolamentazione e il controllo dei coltivatori e dei trasformatori di prodotti biologici seguono un sistema a cascata che coinvolge istituzioni pubbliche e organismi privati autorizzati. Le autorità pubbliche impegnate nelle attività di regolamentazione e vigilanza sono:

  • Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF): è l’autorità nazionale competente. Definisce le norme, gestisce l’elenco degli Organismi di controllo (OdC) autorizzati e vigila sul loro operato.
  • Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi (ICQRF): svolge funzioni di vigilanza sugli OdC e controlli diretti sulla commercializzazione per contrastare le frodi alimentari.
  • Regioni e Province Autonome: gestiscono le notifiche di attività biologica degli operatori nel proprio territorio e collaborano alla vigilanza sul sistema di controllo.
  • Accredia: è l’ente unico nazionale di accreditamento che verifica la competenza e l’imparzialità degli Organismi di Controllo privati.

I coltivatori e i trasformatori non sono controllati direttamente dal Ministero, ma devono scegliere e assoggettarsi a uno degli Organismi di Controllo (OdC) privati autorizzati dal MASAF. Questi enti hanno il compito di:

  • Effettuare ispezioni annuali (e a sorpresa) presso le aziende.
  • Prelevare campioni per analisi di laboratorio.
  • Rilasciare il Certificato di Conformità necessario per etichettare i prodotti con il logo biologico UE.

Tra i principali OdC operanti in Italia figurano ICEA, CCPB, Bioagricert, Suolo e Salute e Ecocert Italia. Tutti questi enti agiscono nel rispetto del Regolamento (UE) 2018/848, che disciplina la produzione, l’etichettatura e il controllo del biologico in tutta l’Unione Europea, integrato in Italia dalla Legge 23/2022.

Secondo gli standard definiti, la gestione dei parassiti inizia con la prevenzione, principalmente attraverso la creazione di un terreno sano. Gli agricoltori biologici sono tenuti a controllare parassiti, erbe infestanti e malattie delle piante principalmente con metodi fisici, meccanici e biologici, piuttosto che affidandosi ai pesticidi. Qualora tali approcci risultassero insufficienti, i coltivatori possono utilizzare pesticidi di origine botanica, biologica o sintetica approvata, che abbiano superato il processo di revisione pubblica.

In Italia sono registrati circa 400 principi attivi per pesticidi (queste sostanze sono contenute in una vasta gamma di prodotti commerciali: la banca dati ufficiale del Ministero della Salute conta circa 16.500 prodotti fitosanitari registrati per l’immissione sul mercato, che includono formulati autorizzati, revocati o in fase di smaltimento), ma solo una piccola parte è consentita secondo gli standard dell’agricoltura biologica. Molti pesticidi approvati per l’agricoltura biologica derivano da fonti vegetali, animali o minerali presenti in natura, sebbene “naturale” non significhi automaticamente “privo di rischi”. Esempi comuni includono l’olio di neem, il solfato di rame, il Bacillus thuringiensis (Bt), il glutine di mais e i prodotti a base di aceto. Si registra una crescita significativa dei principi attivi di origine biologica (come microrganismi, feromoni o sostanze naturali), che hanno visto un aumento del +133% negli ultimi dieci anni.

L’agricoltura biologica si concentra sulla gestione dell’ecosistema agricolo in modo da ridurre i problemi causati dai parassiti prima che si manifestino. Un approccio che può essere descritto come una risposta alle condizioni specifiche del sito, integrando pratiche culturali, biologiche e meccaniche che favoriscono il ciclo delle risorse, promuovono l’equilibrio ecologico e preservano la biodiversità. In pratica, ciò può includere la rotazione delle colture, l’incoraggiamento degli insetti utili, il miglioramento della salute del suolo, la selezione di varietà di colture resistenti e l’uso di pesticidi solo quando altre misure si rivelano insufficienti.

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