L’agricoltura sociale tra riconoscimento normativo, criticità attuative e governance territoriale

L’agricoltura sociale tra riconoscimento normativo, criticità attuative e governance territoriale

 

di Concetta Nazzaro*

L’agricoltura sociale è un fenomeno complesso e non ancora univocamente definito; si configura come una forma di diversificazione agricola che, integrando risorse aziendali e territoriali, produce “cibo civile”, inclusione, cura, educazione e servizi alla comunità (Di Iacovo, 2020; García-Llorente et al., 2016; Nazzaro et al., 2020). In sostanza, si tratta di una pratica di innovazione sociale e welfare rigenerativo, fondata su reti multi-attore, economie di scopo e sinergie tra impresa agricola, servizi pubblici, terzo settore e comunità locali (Pavoncello e Polidori, 2023; Moruzzo et al., 2020).

La letteratura sottolinea la capacità dell’agricoltura sociale di porre in essere processi di economia civile e di co-produzione di valore per rispondere a bisogni emergenti di welfare locale, soprattutto nei territori rurali fragili, caratterizzati da carenza di servizi, contribuendo in questo modo alla sostenibilità sociale ed ecologica nonché allo sviluppo trasformativo dei territori. (Di Iacovo, 2020; García-Llorente et al., 2016; Miribung, 2024).
La legge quadro che disciplina l’agricoltura sociale (L. 18 agosto 2015, n.141) ha individuato quattro principali ambiti di intervento: inserimento socio-lavorativo, prestazioni e servizi per le comunità locali, supporto e affiancamento a terapie mediche, psicologiche e riabilitative, educazione ambientale e alimentare. Il D.M. 21 dicembre 2018, n. 12550, ne ha successivamente precisato i requisiti minimi, la continuità delle attività e le forme di collaborazione con i servizi competenti, dando attuazione alla legge quadro.

Sul piano empirico, il fenomeno mostra una diffusione ancora contenuta ma non trascurabile: il 7° Censimento generale dell’agricoltura ha inserito, per la prima volta, l’agricoltura sociale tra le attività connesse, censendo 904 aziende attive in Italia, pari a meno dell’1,4% di quelle con almeno un’attività connessa.
Si registra una maggiore presenza nel Nord Italia (415 aziende, il 45,9%) e nel Centro (217, il 24%), mentre nel Sud (186) e nelle Isole (86) la diffusione risulta più moderata; il 77,6% delle aziende è guidato da imprenditori con più di 40 anni (ISTAT, 2022). Tra le regioni con una più alta presenza di progetti di agricoltura sociale troviamo la Toscana (108), la Lombardia (94), l’Emilia-Romagna (78) e il Piemonte (77).

Una precedente indagine del CREA-PB (2017) ha, inoltre, individuato circa 1.200 operatori distribuiti in oltre 800 comuni, composti da cooperative sociali (39,4%), aziende agricole (30,8%), enti pubblici (14,1%) e altri soggetti (15,7%), confermando la diffusione del fenomeno soprattutto nelle aree rurali nonché la sua persistente frammentazione territoriale e organizzativa (Giarè et al., 2018).

Per quanto riguarda l’ambito normativo, il dibattito attuale si concentra soprattutto sulle criticità attuative dell’agricoltura sociale. La L. 141/2015 ha previsto un assetto multilivello, affidando alle Regioni il riconoscimento degli operatori e il monitoraggio delle attività, mentre all’Osservatorio nazionale sono attribuite, perlopiù, funzioni di indirizzo, definizione di criteri omogenei, semplificazione amministrativa, assistenza tecnica, formazione e valutazione.
In tale cornice, Di Iacovo et al. (2019) mostrano che il processo di istituzionalizzazione procede in modo differenziato nei diversi contesti regionali e può produrre esiti frammentati e disomogenei. Le analisi comparative delle esperienze di agricoltura sociale confermano che tali differenze sono legate soprattutto alla capacità amministrativa, alla densità delle reti e alla qualità della governance territoriale (Dell’Olio et al., 2017).

Altre criticità emergono sul piano organizzativo, economico e di governance. L’agricoltura sociale, infatti, integra attività agricole, inclusione lavorativa, accompagnamento educativo e, in molti casi, funzioni socio-sanitarie, presentando costi elevati di coordinamento, personale qualificato, formazione e gestione, soprattutto per le micro e piccole aziende.
Nazzaro et al. (2021) individuano tra le barriere più ricorrenti la carenza di informazione, il bisogno di risorse aggiuntive, i limiti culturali e i vincoli amministrativo-burocratici; inoltre Pavoncello e Polidori (2023) sottolineano che la stabilizzazione del settore dipende dalla capacità di costruire un ecosistema territoriale integrato, nel quale agricoltura, servizi sociali, formazione e istituzioni pubbliche operino in modo coordinato e sinergico.
A tali fragilità si aggiunge una struttura dei sostegni ancora fortemente dipendente dai bandi: nella programmazione dello sviluppo rurale, l’agricoltura sociale è stata sostenuta soprattutto attraverso le sottomisure 16.9 e 6.4; sul piano attuativo, tuttavia, il sostegno si è concentrato prevalentemente sull’avvio dei progetti, in particolare sulla costruzione dei partenariati e sugli investimenti iniziali, più che sulla continuità delle esperienze, alimentando una persistente dipendenza dai finanziamenti. (Ascani e De Vivo, 2016; Rete Rurale Nazionale, 2022).

Le evidenze empiriche, d’altronde, convergono nel mostrare che i progetti di agricoltura sociale tendono a consolidarsi quando sono realizzati nell’ambito di partenariati multi-attori ampi e strutturati, caratterizzati dalla presenza di cooperative sociali, enti locali, servizi sanitari, organizzazioni professionali e soggetti intermedi.
Diversi studi confermano che il buon esito delle esperienze dipende dalla qualità delle reti territoriali e dalla capacità di costruire partenariati interistituzionali. Il caso della Valdera mostra come tavoli permanenti di confronto e co-creazione di conoscenza possano trasformare pratiche isolate in innovazione di welfare locale (Di Iacovo et al., 2017).
Ancora, l’indagine qualitativa condotta da Dell’Olio et al. (2017) in quattro regioni italiane (Toscana, Lazio, Abruzzo e Molise), evidenzia il ruolo della densità delle reti, del riconoscimento pubblico delle pratiche e della presenza di attori di mediazione tra agricoltura, welfare e territorio. Anche lo studio esplorativo del CREA-RRN sulle reti in agricoltura sociale documenta la centralità del “lavoro di rete”, mostrando che i percorsi di scambio e di apprendimento favoriscono nuove relazioni e iniziative collaborative (Ascani et al., 2020). Nella stessa direzione si collocano gli studi sulla rete Coldiretti-Campagna Amica che individuano nelle connessioni tra imprese agricole, mercati di prossimità e attori sociali le basi per iniziative sostenibili (Moruzzo et al., 2020).

Accanto a tali aspetti, la letteratura attribuisce all’agricoltura sociale la capacità di generare valore economico, sociale e territoriale. In sostanza, oltre a promuovere inclusione e benessere, essa consente di diversificare l’attività aziendale e valorizzare la multifunzionalità, di rafforzare i servizi di prossimità, di attivare reti locali e di sostenere processi di sviluppo territoriale partecipativo.
In tale scenario, l’agricoltura sociale concorre alla produzione di nuovi servizi per la comunità e al riuso sociale delle risorse aziendali, soprattutto nei contesti rurali marginali.
Può, inoltre, contribuire a definire nuovi sistemi locali di welfare rigenerativi e di economie di prossimità, nei quali produzione agricola, cura, inclusione e servizi territoriali vengono integrati attraverso pratiche di cooperazione, partecipazione, reciprocità e valorizzazione delle risorse del territorio (Marotta e Nazzaro, 2023).
In merito, sul piano delle policy sarebbe auspicabile il superamento del mero sostegno episodico, ponendo le basi per sistemi più stabili di coordinamento territoriale, co-programmazione, formazione, animazione territoriale e strumenti di finanziamento dedicati, per garantire la continuità dei progetti, attribuendo alla valutazione degli esiti e alla misurazione dell’impatto socio-economico, ambientale e culturale un ruolo centrale nei criteri di sostegno, nel monitoraggio e nell’indirizzo delle politiche di settore.

* Professoressa ordinaria di Economia agroalimentare e politiche di sviluppo rurale presso l’Università degli Studi del Sannio (cnazzaro@unisannio.it).

Bibliografia

Ascani, M., Borsotto, P., Dara Guccione, G., De Vivo, C., Gaito, M., Papaleo, A., & Ricciardi, G. (2020). Uno studio esplorativo sulla costruzione di reti in agricoltura sociale. CREA-RRN.

Ascani, M., & De Vivo, C. (2016). L’agricoltura sociale nei Programmi di Sviluppo Rurale 2014-2020: quali opportunità. Agriregionieuropa, 12(45).

Basset, F. (2023). The Evaluation of Social Farming through Social Return on Investment: A Review. Sustainability, 15(4), 3854.

Dell’Olio, M., Hassink, J., & Vaandrager, L. (2017). The development of social farming in Italy: A qualitative inquiry across four regions. Journal of Rural Studies, 56, 65-75.

Di Iacovo, F. (2020). Social Farming Evolutionary Web: from Public Intervention to Value Co-Production. Sustainability, 12(13), 5269.

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Di Iacovo, F., Moruzzo, R., & Rossignoli, C. (2019). Social farming and policies in Tuscany, between social innovation and path dependency. Italian Review of Agricultural Economics, 73(3), 107-131.

García-Llorente, M., Rossignoli, C. M., Di Iacovo, F., & Moruzzo, R. (2016). Social Farming in the Promotion of Social-Ecological Sustainability in Rural and Periurban Areas. Sustainability, 8(12), 1238.

Giarè, F., De Vivo, C., Ascani, M., & Muscas, F. (2018). L’agricoltura sociale: un modello di welfare generativo. Italian Review of Agricultural Economics, 73(2), 125–146.

ISTAT. (2022). 7° Censimento generale dell’Agricoltura.

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Marotta, G., & Nazzaro, C. (2023). Proximity economy and local food chains for the regeneration of inner areas. Italian Review of Agricultural Economics, 78(1), 3–15.

Miribung, G. (2024). Social Farming in EU from Legal to Sociological Perspective: Developing European Solution. Laws, 13(5), 62.

Moruzzo, R., Granai, G., De Benedictis, C., Galardi, M., Colosimo, V., Sforzi, J., & Di Iacovo, F. (2022). The Development of Sustainable Social Farming in Italy: A Case Studies Analysis. Sustainability, 14(22), 14878.

Moruzzo, R., Riccioli, F., Galasso, A., Troccoli, C., Espinosa Diaz, S., & Di Iacovo, F. (2020). Italian Social Farming: the Network of Coldiretti and Campagna Amica. Sustainability, 12(12), 5036

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Pavoncello, D., & Polidori, S. (a cura di). (2023). L’agricoltura sociale: attori, processi, innovazione verso la transizione eco-sociale. Roma: INAPP.

Rete Rurale Nazionale. (2022). L’agricoltura sociale nei Programmi di Sviluppo Rurale. Aggiornamento dicembre 2022.

 

Riferimenti normativi

Legge 18 agosto 2015, n. 141, Disposizioni in materia di agricoltura sociale.

Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, D.M. 21 dicembre 2018, n. 12550, Definizione dei requisiti minimi e delle modalità relative alle attività di agricoltura sociale.

Regione Toscana, Legge regionale 27 aprile 2023, n. 20, Disposizioni in materia di agricoltura sociale in Toscana.

Regione Toscana, D.P.G.R. 2 aprile 2025, n. 21/R.

Provincia autonoma di Bolzano, Legge provinciale 22 giugno 2018, n. 8, Agricoltura sociale.

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