
di Salvatore Cacciola
In uno scenario internazionale così complesso e indeterminato, caratterizzato da conflitti bellici devastanti per le persone e per le economie, continuare a raccontare le esperienze di agricoltura sociale potrebbe apparire un esercizio esageratamente ingenuo ed inefficace.
Continuiamo a sostenere pratiche e visioni che tentano di comprendere le trasformazioni della società e dell’economia e che hanno radici profonde nella vita di tante comunità. La bioagricoltura sociale continuerà ad essere un luogo di senso se sarà capace di collegarsi con chi ha ancora esprime un desiderio di cambiamento e di mantenere uno sguardo attento verso le situazioni di marginalità e di fragilità sociale.
Continuiamo il nostro girovagare, tra analisi macro e racconti di microstorie, in questo numero affrontiamo il tema dell’inverno demografico e del ruolo dell’agricoltura sociale nelle aree interne.
Come Afferma Alessandro Scassellati nel suo articolo pubblicato in questo numero della newsletter “L’archetipo mitico del guerriero che fugge dalle macerie di Troia recando sulle spalle il vecchio padre Anchise e tenendo per mano il piccolo figlio Ascanio incarna la pietas intesa come assunzione di responsabilità biologica e storica verso l’intera catena generazionale. Il capitalismo neoliberista ha scientificamente spezzato questo asse, confinando l’anziano nello stigma del peso previdenziale passivo e i figli in quello di costo economico privato. Il recupero del nonno e della nonna come motori relazionali della quotidianità comunitaria, rigorosamente depurati dalle asimmetrie autoritarie del patriarcato storico, configura una prassi di mutuo aiuto immediata, demercificata e radicata nel territorio. Attraverso il riconoscimento legale e il sostegno previdenziale alle comunità di cura elettive e alle co-abitazioni solidali tra giovani e anziani, la vulnerabilità cessa di essere un costo sociale atomizzato per trasformarsi nella prima risposta dal basso capace di incidere sulla qualità della vita e sulla stessa disponibilità alla genitorialità delle nuove coppie.” Le esperienze di agricoltura sociale avranno un futuro se riusciranno ad avere un ruolo dentro queste trasformazioni sociali.
Fermiamo i nostri occhi sulla ricerca e sull’innovazione in agricoltura, sui biodistretti in Italia ed analizziamo i contesti istituzionali qual è la normativa regionale sull’A.S. della regione Emilia Romagna.
Infine, una breve recensione su un libro “scritto a più mani” dalla Comunità Don Milani di Acri (CS) che ci ricorda l’essenziale: la scommessa di passare dall’io al noi.