Jail to Job: il carcere per l'inclusione lavorativa in agricoltura

Jail to Job: il carcere per l’inclusione lavorativa in agricoltura

Roberta Dell’Ali
Responsabile Comunicazione Cooperativa L’Arcolaio Siracusa

Il 24 giugno mattina, alla Camera di Commercio di Siracusa, imprese, istituzioni ed enti del terzo settore si sono ritrovati per Imprese per il territorio: alleanze possibili, un evento promosso da L’Arcolaio Cooperativa Sociale nell’ambito del progetto nazionale Jail to Job. Un’occasione di confronto sul lavoro come leva di sviluppo per il territorio, che ha provato a costruire un terreno comune tra mondi distinti: il sistema penitenziario, l’impresa, la cooperazione sociale.

L’Arcolaio è una cooperativa sociale di Siracusa che da ventitré anni opera dentro la Casa Circondariale di Cavadonna, dove gestisce un laboratorio alimentare — che produce Dolci Evasioni (piccola pasticceria, mandorle e ricoperti) — e che impiega persone detenute in percorsi di formazione e lavoro reale. Ma la sua attività non finisce dietro le mura. A Piano Milo, sulle pendici dei monti Iblei, la cooperativa coltiva erbe aromatiche mediterranee con il marchio Frutti degli Iblei: terreni dove fanno tirocinio alcune delle persone che escono dal carcere, insieme a giovani migranti e ad altre persone con fragilità.

Da due anni L’Arcolaio è partner del progetto nazionale Jail to Job, insieme alla cooperativa Lazzarelle di Napoli e alla cooperativa Rigenerazioni Onlus di Palermo, che coordina il progetto, sostenuto da Fondazione San Zeno.
Jail to Job mette in relazione il carcere e il mondo dell’impresa attraverso formazione, accompagnamento e inserimento lavorativo. Un ciclo che parte da dentro e continua fuori, dove le persone sperimentano fiducia e alternative concrete. Sono 540 le persone accompagnate in percorsi di inclusione socio-lavorativa, in sette istituti penitenziari tra Sicilia e Campania.

L’evento del 24 giugno nasce da una domanda che la cooperativa porta avanti da tempo: cosa serve per allargare la rete delle imprese che decidono di esserci? Cosa frena chi non si è ancora avvicinato? La risposta è stata una mattinata costruita per dialogare con le aziende e con tutti gli enti coinvolti nella rete. Tre i blocchi tematici affrontati: nel primo si è raccontato Jail to Job ed è stata data la parola ai beneficiari, perché la voce di chi attraversa questo percorso è la più necessaria. Nel secondo si è entrati nel merito operativo (la legge Smuraglia e i suoi vantaggi fiscali, il valore reputazionale dell’inclusione per le imprese, le opportunità e le sfide del sistema penitenziario raccontate dalla direttrice UEPE Gabriella Picco e dal direttore della Casa Circondariale Giuseppe Russo). In chiusura del blocco, la presentazione pubblica del Protocollo d’Intesa con ANCE Siracusa, firmato pochi giorni prima: un’alleanza con il mondo dell’edilizia che apre prospettive concrete di inserimento per chi esce dalla detenzione. Il terzo blocco è stato dedicato alla consegna degli attestati di riconoscimento alle “Imprese di valore”, consegnati alle aziende che hanno già scelto di far parte della rete, restituendo visibilità a chi ha già fatto la sua parte.

Due sono i fili che la mattinata ha lasciato a chi ha partecipato. Il primo è che il punto di partenza non è la moralità del gesto, ma il dato. Secondo il rapporto CNEL Recidiva Zero del 2025, la recidiva tra i detenuti passa dal 70% al 2% quando una persona ha accesso a un’opportunità lavorativa durante la detenzione. È un numero che cambia il segno della conversazione: non si parla più di filantropia, ma di un investimento in sicurezza collettiva e in sviluppo economico. Per le istituzioni significa meno costi sul sistema penitenziario. Per le comunità, più sicurezza diffusa sul territorio. Per le imprese, una forza lavoro formata, motivata e sostenuta da un quadro normativo che prevede sgravi fiscali concreti.

Il secondo è che le alleanze servono, ma vanno costruite con cura. Un protocollo è un patto operativo che ha bisogno di interlocutori formati su entrambi i lati. Le cooperative sociali e il terzo settore possono dare un contributo decisivo, ma da sole non bastano: serve la sensibilità delle imprese, e serve quella delle istituzioni.

Le alleanze possibili sono già in costruzione. A Siracusa il 24 giugno è stato chiaro che rinforzarle e allargarle è necessario per il benessere della comunità.

 

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