
Nicola Catalano∗
Lo storico dell’economia Fernand Braudel, descriveva la costa settentrionale del Mediterraneo come un territorio montuoso, nel quale gli spazi di pianura erano al tempo stesso un miraggio e un’opportunità, definendo gli uomini di quelle montagne, come “uomini a uso altrui”, per indicare la millenaria risorsa di queste aree interne. Una risorsa che prosegue nel suo meccanismo secolare di svuotamento: l’emigrazione.
Secondo le ultime stime pubblicate dall’ ISTAT, negli ultimi due anni le regioni meridionali hanno perso circa 280 mila under 45, una popolazione giovane attratta sempre più dalle grandi capitali europee e le aree metropolitane del nord Italia, di questi quasi 56 mila sono i pugliesi, che tra il 2023 e il 2024 hanno lasciato soprattutto le zone rurali e interne della regione per trasferirsi altrove.
Sempre secondo l’ISTAT nello stesso periodo temporale, circa il trenta per cento dei giovani emigrati pugliesi è ritornato nei luoghi di origine, facendo registrare un altro fenomeno: quel tornare a casa, per riadattarsi, rilanciarsi, fare impresa in un modo diverso e innovativo, nel rispetto dell’ambiente, dei cicli ecologici, valorizzando la biodiversità, promuovendo l’enogastronomia, prestando attenzione ai bisogni dei più fragili, riutilizzando competenze e conoscenze apprese ovunque nel mondo.
Un fenomeno, definito “tornanza” descritto nel volume dal titolo “Ritorni e innesti orientati al futuro”, edito da casa Laterza, scritto di due ricercatori Flavio Albano e Antonio Prota, il cui titolo fa da contrappunto a quella “restanza” termine che già compare tra i neologismi della Treccani, così come definita nel saggio dell’antropologo calabrese Vito Teti, quale fenomeno del presente che riguarda il desiderio, la volontà e necessità di restare per rigenerare radicalmente i luoghi di origine.
Durante l’ultimo lustro, la pandemia, il cambiamento climatico in corso, le grandi migrazioni e in ultimo i sanguinosi conflitti che interessano sempre più zone geografiche nel mondo, hanno ridefinito il rapporto dell’uomo con lo spazio, il tempo e i suoi simili. Sempre più persone, soprattutto giovani preferiscono lasciarsi alle spalle la città, un lavoro in ufficio, gli studi e le ambizioni di una vita per trasferirsi nei piccoli centri, attratti dall’aria salubre, dal cibo genuino, dalla vita senza stress e dal forte senso di comunità dei paesi rurali.
Questo positivo fenomeno del ritorno sta interessando diverse zone interne della Puglia: dal Gargano all’Appennino Dauno, dalla Murgia barese sino alle aree del sud Salento, attenuando l’innalzamento dell’età media dei residenti, l’esodo giovanile e la scarsa natalità che purtroppo attanagliano da decenni questi posti. Territori interni, spesso marginali, che si stanno trasformando e attivando anche grazie a questi giovanissimi imprenditori di ritorno, veri e propri alleati nella valorizzazione di luoghi unici, ricchi di tesori, memoria e tradizioni da preservare.
Uno dei settori maggiormente interessati dal fenomeno del ritorno è quello dell’agricoltura biologica e sociale, con la nascita di decine di imprese giovani che dedicandosi con cuore, coraggio e cervello alla coltivazione della terra vanno oltre la semplice produzione di cibo, coniugando la coltivazione dei campi, la selvicoltura e l’allevamento degli animali con obiettivi sociali primari quali l’inclusione dei diversamente abili,l’integrazione dei migranti, la socializzazione per una popolazione sempre più anziana, l’empowerment sociale e ingenerale tutto ciò che riguarda il benessere delle persone. A tale proposito vanno anche menzionate diverse iniziative di amministrazioni comunali lungimiranti, quali l’uliveto di comunità nel comune di Sant’Agata di Puglia, e il bosco didattico di San Michele Salentino, così come quelle che tramite l’integrazione mirano a ripopolare i centri storici di comunità come Biccari e Roseto Valfortore.
Iniziative realizzate anche grazie alla grande capacità dimostrata dalla Regione Puglia di finanziamento alle imprese e agli Enti locali, sia da fondi europei che da fondo di sviluppo, così come dimostra la strategia regionale “mareA sinistra” che si prefigge di attrarre in Puglia sia chi è emigrato per motivi di lavoro, che i cittadini di altri Paesi offrendo loro opportunità di benessere, associando lavoro e contrasto allo spopolamento, dimostrando così una visione per la risoluzione di molte delle crisi di questi tempi, risoluzione che passa soprattutto coniugando la cura delle persone con la coltivazione della terra nel rispetto dell’ecologia. Nonostante la diffusione sempre più massiccia dell’intelligenza artificiale, per l’impegno sociale e ambientale il talento di donne e uomini rimane indispensabile.
∗Dottore Agronomo- divulgatore-ricercatore-saggista