
SEI Bio AS, il progetto di Agricoltura Sociale rivolto a persone con fragilità e a rischio emarginazione, è ripartito per la terza annualità in Umbria.
I protagonisti, selezionati dai Servizi territoriali, le comunità di appartenenza e le famiglie, sono accompagnati nelle aziende da operatori sociali di AIAB, secondo un calendario concordato con le aziende ospitanti, per lavorare a fianco degli agricoltori, durante tutte le fasi del ciclo colturale.
Gli agricoltori diventano così, per questi ragazzi, gli insegnanti e il campo si trasforma in un’aula dove applicare il concetto del fare per conoscere con un percorso formativo che si sviluppa in più aziende a diverso indirizzo produttivo, tutte impegnate a crescere con l’agricoltura sociale.
I prodotti delle aziende bio sociali e, in particolare delle aziende socie AIAB Umbria che aderiscono al progetto, si possono trovare nel gruppo di acquisto G.O.D.O. (Gruppo Organizzato di Domanda e Offerta) con il marchio AIAB Bio agricoltura sociale che identifica come, con l’agricoltura sociale, il biologico oltre a realizzare prodotti sani e buoni per chi li mangia e per l’ambiente in cui sono coltivati, pratica un metodo che, oltre a proteggere la biodiversità, accogliere, rispetta e valorizza tutte le persone coinvolte.
Gli obiettivi del progetto SEI Bio AS, sperimentato già nel 2022 grazie al determinante sostegno della Fondazione HHS di Stoccarda e al contributo delle Opere Pie Riunite di Perugia, sono quelli di sperimentare un modello di welfare partecipato di interesse per i Comuni: realizzare un’attività formativa laboratoriale con persone fragili, per trasferire conoscenze di agricoltura biologica, aumentarne le competenze operative anche come possibile sbocco lavorativo; favorire momenti di relazione e socializzazione, dando alle famiglie e ai centri di provenienza, un supporto alla crescita o al recupero della persona.
Per questa terza annualità il progetto, oltre al percorso formativo in azienda che si tiene da maggio a novembre, prevede, nel mese di dicembre, quando in campagna ci sono meno cose da fare, un corso di cucina tenuto da un cuoco specializzato nell’insegnare a persone con spettro autistico. Il corso vuole sia ampliare le opportunità di inserimento lavorativo, sia completare la conoscenza dei prodotti frutto del lavoro in aziende.
Inoltre, una parte dei fondi del progetto verrà utilizzata per supportare le aziende nell’assunzione, almeno temporanea, degli studenti, come completamento del percorso e riconoscimento del lavoro fatto.
Oltre la partecipazione del Comune di Bevagna al bando PSR, il progetto Scuola Esperienziale Itinerante di Bio Agricoltura Sociale ha ricevuto l’adesione del Comune di Perugia con la delibera di Giunta N. 382 DEL 13/11/2024.

L’agricoltura come possibilità per l’inserimento sociale e lavorativo dei migranti vittime di tratta che sono spesso a rischio di schiavitù o di grave sfruttamento lavorativo e sessuale
E’ questro il principale obiettivo della sottoscrizione da parte della Rete Fattorie Sociali Sicilia del protocollo di intesa con l’associazione Penelope e che vede anche Legacoop Sicilia, Flai Cgil Sicilia e il Centro Studi Pio La Torre tra i firmatari.
Il fenomeno dello sfruttamento lavorativo e del caporalato è elemento strutturale del sistema produttivo che regge la filiera agro-alimentare italiana, le cui contraddizioni si riverberano a cascata sull’ultimo anello della catena: le lavoratrici e i lavoratori tutti, e quelli migranti in particolare, segnati da una estrema vulnerabilità e ricattabilità legata alla precarietà della loro condizione sociale e giuridica.
L’accordo, siglato lo scorso aprile, ha dato vita alla piattaforma “SiciliaSfruttaZero”, promossa dall’associazione Penelope. Coordinamento solidarietà sociale, Flai-Cgil Sicilia, Legaccop Sicilia e il Centro Studi “Pio La Torre”, raccoglie una serie di proposte (non esaustive), elaborate a partire dall’azione di contrasto e tutela sul campo, che intendono agire sulle “regole del gioco” e creare condizioni minime di accesso ai diritti e un riequilibrio dei rapporti di forza fra mondo produttivo, assetto istituzionale e lavoratori migranti sfruttati.
Penelope. Coordinamento solidarietà sociale, si impegna a segnalare i migranti, presi in carico dal team antitratta, che necessitano di inserimento lavorativo, coi relativi profili, curricula vitae, bilancio di competenze e eventuali vulnerabilità; a supportare e monitorare con propri tutor e mediatori culturali le esperienze di inserimento lavorativo realizzate presso le aziende che aderiscono al progetto; a stipulare apposite convenzioni e piani formativi individualizzati da avviare presso le aziende, garantendo il tutoraggio e la copertura dei costi assicurativi e della borsa lavoro da corrispondere ai destinatari; infine, a promuovere momenti formativi condivisi in favore delle aziende associate al fine di implementare la conoscenza dei fenomeni e facilitare l’inclusione sociale e lavorativa dei migranti.
La Rete Fattorie Sociali, dal canto suo, segnala al team antitratta di Penelope, le disponibilità da parte delle aziende associate ad assumere o formare i migranti segnalati; svolge attività di informazione e sensibilizzazione nei riguardi dei propri associati per favorirne la partecipazione attiva ai programmi di formazione; promuove stage formativi e informativi di orientamento lavorativo in favore dei destinatari.
“Dal canto nostro – Dice Salvatore Cacciola, presidente dell’Associazione Nazionale di Bioagricoltura Sociale, siamo molto soddisfatti dell’avvio di questo progetto che sottolinea, soprattutto qui in Sicilia, la necessità di creare una rete virtuosa che possa offrire ai migranti vittime di tratta una concreta opportunità di formazione e di inserimento lavorativo e sociale. A circa un mese dalla firma dell’accordo già ci sono aziende che si sono fatte avanti offrendo ai migranti non solo l’opportunità di un lavoro ma anche alloggi dignitosi. E’ un protocollo che rappresenta il naturale sbocco dell’agricoltura sociale concepita come strumento di sostegno alle categorie sociale più svantaggiate”.