La bioagricoltura sociale paradigma dell’economia circolare della cura

La bioagricoltura sociale paradigma dell’economia circolare della cura

di Stefano Frisoli

Nella sua definizione più diffusa, l’economia circolare ripensa i sistemi produttivi perché scarti e risorse tornino in ciclo, riducendo prelievi e rifiuti. Rappresenta certamente un modello alternativo all’economia lineare estrattiva, energivora e che dilapida in modo massivo le risorse naturali.

Apparentemente lontana da questo mondo, l’agricoltura da sempre racconta una storia di prossimità, di terra-territorio, di osservazione e di cura.

Quell’esperienza che definiamo bioagricoltura sociale trova qui le sue radici, ma le ricomprende in un concetto più ampio che pone al centro la relazione tra persone, comunità e contesto.

La grande alleanza tra terra e cibo prodotta dall’agricoltura biologica, che avviene attraverso l’aumento della fertilità dei suoli con rotazioni, sovesci, compostaggio e la diversificazione colturale, la promozione della biodiversità funzionale, con le ricadute sui servizi ecosistemici come la regolazione idrica, la fissazione del carbonio che diventa un effetto mitigante ai cambiamenti climatici, il controllo naturale dei parassiti, rappresentano aspetti paradigmatici di quel modo tutto particolare di intendere la cura. Si producono così contesti che si aprono in modo fluido alle fragilità e alle marginalità costruendo luoghi generativi di prossimità.

In questa prospettiva la bioagricoltura sociale è parte integrante e rappresenta un anello fondamentale di quel modo diverso di intendere le produzioni e i consumi sostenibili e inclusivi che definiamo come economia circolare.

Penso che questo passaggio sia determinante per ripensare il ruolo della bioagricoltura sociale in un sistema molto più ampio e strategico, che rappresenta la possibilità di ripensare concretamente il modello economico dominante.

Anzi è proprio a partire da un’agricoltura rigenerativa, caratteristica insita nel biologico che ritroviamo gli elementi caratterizzanti di un nuovo modello socio-economico dei territori, costruito intorno al rilancio delle comunità di base.

Un’azienda agricola sociale produce alimenti, ma anche capitale sociale: fiducia, reti, reciprocità. Filiera corta, gruppi d’acquisto, mense e cooperative trasformano lo scambio commerciale in relazione stabile tra chi produce e chi consuma. Ma mentre si alimenta questa profonda connessione, si trasformano anche i fondamentali economici e in questo modo la comunità non è destinataria passiva di un servizio, ma co-produttrice di valore.

Strumenti come l’analisi del ritorno sociale sull’investimento (SROI) permettono di affiancare agli indicatori ambientali (sostanza organica, biodiversità, rifiuti evitati) quelli sociali (percorsi di inserimento, ore di formazione) ed economici. Misurare non riduce il valore a un numero: è uno strumento di supporto che lo rende leggibile e comprensibile maggiormente.

Questa circolarità di elementi diviene anche circolarità dei valori generando un nuovo modo di produrre, lavorare, muoversi, consumare, scaldarsi, etc.

Questa correlazione dinamica tra bioagricoltura sociale e economia circolare non è apparente, ma strutturale. Riscrivere le relazioni funzionali nei territori non può non ripartire dal cibo, dai suoi metodi di produzione sostenibili, dalla cura dei contesti e da nuovi percorsi economici inclusivi.

In una circolarità della cura la bioagricoltura sociale trova casa, perché cibo di qualità etico-sociali, sostenibilità ecologica e giustizia sociale appartengono allo stesso sostrato.

 

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