
Luigi Manias
La Marmilla, una delle regione cerealicole storiche della Sardegna, esprime da ormai quasi un decennio, senza soluzione di continuità, uno dei più rodati progetti di agricoltura sociale in Sardegna: GICOIAS, Giovani Coltivatorti in Agricoltura Sociale
Giunto alla terza “edizione” con il recente finanziamento di Agris – ente attuatore in collaborazione con Laore e Anci del Progetto Agrisociale “Interventi per lo sviluppo dell’agricoltura sociale e della multifunzionalità dell’impresa agricola nel territorio regionale”, finanziato dalla Regione autonoma della Sardegna, con la L.R. 3 marzo 2022 n. 3 (Legge di stabilità 2022). DGR n.31/3 del 13 ottobre 2022 – GICOIAS è stato presentato pubblicamente ad Ales, presso la sede dell’Associazione casa natale Antonio Gramsci ODV, lunedì 29 giugno.
Il partenariato, costituitosi in Associazione Temporanea di Scopo, comprende quattro fattorie sociali (Sa Scrussura, Su Massaiu, Terre Usana e Ape Buridana), che esprimono un alto tasso di multifunzionalità (sono anche fattorie didattiche e due sono anche agriturismi), di diversificazione produttiva, di sostenibilità (tutte certificate biologiche) e imprese agricole consolidate nel territorio da decenni, in un caso con tradizioni secolari documentate. Il partner pubblici sono i comuni di Baradili (il comune più piccolo della Sardegna), Baressa, Pau e Sini. Infine il partner ETS è rappresentato da una agenzia culturale di estrema vitalità, che è appunto l’Associazione casa natale Antonio Gramsci ODV. Ma l’ente che ha letteralmente ispirato e incignato l’attivazione di progetti di agricoltura sociale è stato il il CSM, Centro di Salute Mentale di Ales, nella persona dell’educatore dottor Filippo Bartolomeo, che sin dal primigenio progetto “Ritorno alla terra” – dalle ineludibili ascendenze petaniane – ha empaticamente coinvolto buona parte delle attuali fattorie sociali, a fronte della diffusa inconsapevolezza, se non deliberata latitanza, degli uffici locali deputati a temperare un montante disagio intergenerazionale: i servizi sociali dei comuni. Fra gli obiettivi che infatti si propone GICOIAS, non dissimulando l’oggettiva difficoltà, è proprio quello – mission impossible forse – che l’agricoltura sociale possa – noi diciamo debba – essere la scelta preferenziale per il recupero dei “fragili” nell’intimo contesto della Marmilla. L’incontro del 29 giugno alimenta, non senza impudenza qualche ambizione, ovvero che si possa avviare un confronto su temi ineludibili: dall’imbarbarimento / delirio burocratico sotteso a qualsiasi proposta progettuale, all’improprietà lampante del tirocinio formativo (poiché per imparare qualcosa ci vuole una vita e non gli smilzi 18 / 24 mesi di chi vuole fare le nozze con i fichi secchi) a fronte, almeno nello specifico del progetto Gicoias, dato il target dei beneficiari tutti in carico al CSM, di una azione che per indulgenza potremmo definire di socializzazione o di “vita all’aria aperta”. Altro vulnus eclatante è la diserzione dei soggetti politici, dicasi legislatore.
La Legge Regionale sarda, cronologicamente antecedente a quella nazionale, datata oramai un decennio, per una singolare simpatia per i culti orgiastici, mette tutti, appassionatamente, assieme con la comoda denominazione della multifunzionalità: agriturismo, ittioturismo, fattoria didattica e buona ultima fattoria sociale. Come diceva uno dei più acuti intellettuali del secolo scorso: “Che ci azzecca?” Anche il totem, apparentemente incrollabile della sussidiarietà, per cui le attività multifunzionali sono per ore o reddito complementari all’attività primaria, è miseramente franato. Basti per tutti un dato eclatante: l’80% delle ortaggere in Sardegna sono importate e un quintale di grano viene pagato al produttore 20 euro. Raga, da dire ce ne è, ce ne è. Ma sopratutto c’è da fare.